SFIDA TRA CARRI ARMATI
MERKAVA MK III vs LEOPARD 2 vs M1A2 ABRAMS vs T90

 

Premessa

Quelli del titolo sono, secondo l'autore dell'articolo, i migliori carri armati del mondo. Come Quattroruote fa le sfide tra le varie automobili, noi di "Dall’Alfa allo Zulu" le facciamo con i carri...

Comincio col dire che so che ci sono altri carri molto validi sotto tutti gli aspetti (Challenger I e II, Leclerc, Ariete, ecc.), ma i “magnifici quattro” del titolo hanno peculiarità che li posizionano più in alto della media, se pur alta, dell’intero panorama mondiale.

C'è un altro problema che volevo esporre e sono le difficoltà, talvolta insormontabili, che il sottoscritto ha trovato nel cercare dati sugli armamenti russi. Infatti la descrizione del carro russo sarà frutto sia di informazioni sia di deduzioni. Di conseguenza mi scuso in partenza per gli errori che potrete trovare.

Bene ora possiamo introdurre l'argomento portante. Bisogna fare qualche precisazione. Dalla WWII ad oggi l'Armata Rossa, per una serie di motivi e di scelte, ha sempre preferito impostare la sua lancia corazzata sulla quantità piuttosto che sulla qualità. Non che i carri russi siano proprio scadenti, ma semplicemente sono stati progettati tenendo conto che dovevano costare poco, essere facili e veloci da costruire. Questo perché le strategie dell'Armata Rossa si basano sulla teoria che molti "scadenti" possono sconfiggere pochi "ben fatti". E la riprova sta nella storia della WWII. I tedeschi avevano meno carri ma qualitativamente molto superiori ai russi. E i sovietici il contrario. Eppure quest'ultimi hanno saputo aprirsi la strada fino a Berlino. Quindi questa è la filosofia costruttiva e non dell'Armata Rossa.

Per contro gli occidentali hanno fatto esattamente il ragionamento contrario. Meglio pochi carri molto ben costruiti che molti scadenti. In termini operativi questo si traduce nel fatto che un MBT (Main Battle Tank, carro armato di punta) occidentale può reggere a più di un colpo nemico. Un carro sovietico molto difficilmente sopravvive al colpo di un 120mm. E i numeri confermano questa teoria. Durante la Guerra Fredda l'organico delle divisioni corazzate sovietiche ammontava a circa 22.000 carri armati. L'esercito americano ne possedeva solo 2.000. La disparità numerica è sintomatica delle diverse concezioni. Ma entriamo nel dettaglio dei magnifici quattro del titolo.

 

Merkava Mk III

L’ordine del titolo non è casuale o alfabetico. Ho sistemato i nomi dei quattro carri dal migliore al peggiore, ovviamente secondo il mio modo di vederli. Il Merkava è risultato il migliore. E vado a spiegarvi il perché.

Nacque dall'idea del generale Tal, eroe della guerra dei 6 giorni fra Israele da una parte e Siria, Egitto, Iraq e Giordania dall’altra. È infatti un carro israeliano, indigeno, nato con delle specifiche precise: elevata resistenza ai colpi nemici, possibilità di guerra urbana, grande volume di fuoco, protezione dell'equipaggio al massimo livello possibile. E così nacque il Merkava.

Un Merkava Mk III brandeggia la torretta.
Si notino le catene anti-HEAT sul retro della torretta.

Io vi presento l'ultima versione, la terza. Non si differenzia molto dalla prima, tranne che in alcuni particolari. Ma andiamo con ordine.

Il disegno di questo carro è particolarmente innovativo, caratteristica, per altro, che permea l’intero carro. Lo scafo è molto alto e il fronte è molto a punta. La torretta è sottilissima e sfuggente. Sono state adottate soluzioni molto singolari, come per esempio il fatto che il motore sia anteriore, a garantire una protezione extra per l'equipaggio. Davanti al motore, nell'intercapedine tra la piastra superiore e quella inferiore, ci sono i serbatoi del gasolio, combustibile difficilmente infiammabile, sempre per il solito concetto della protezione degli uomini. Lo scafo è alto, quindi facilmente colpibile, ma è molto resistente. Infatti questo ha portato il peso del carro fino alle 63 tonnellate. Un vero mostro. Continuando con le scelte singolari, tutto il retro della torretta, unico vero punto debole, è circondato da semplici catenelle con una palla di ferro in fondo che le tiene tirate verso il basso. Questa semplice ed economica soluzione ha il compito (e lo assolve) di far esplodere i colpi HEAT prima che questi arrivino alla piastra corazzata della torretta. Inoltre in questa zona non ci sono i colpi dell'arma principale, proprio per garantire che se anche un colpo nemico dovesse entrare, il carro non salterebbe in aria. Per finire ho accennato prima alla grandezza dello scafo. Questa è dovuta anche al fatto che il Merkava è in grado di trasportare fino a 10 uomini in assetto da guerra all'interno della sua "pancia" corazzata, oltre ai quattro dell’equipaggio. E questa sua particolarità, in contesto di guerra urbana, lo rende ancora più pericoloso. Lo sanno bene quelli che c'erano all'interno di un palazzo in Libano occupato dall'OLP in cui un Merkava portò un commando di paracadutisti che liberarono il palazzo.

Per quanto riguarda le tipologie di corazzatura utilizzate, il Merkava raggiunge il massimo livello. Quella principale è tenuta segreta, ma pare sia tipo la Chobam, un misto tra ceramica ed acciaio, incredibilmente resistente. Può essere poi installata la corazza reattiva, in grado di eliminare il pericolo derivante dai bazooka o dai lanciamissili a spalla della fanteria. Sul Merkava Mk III ha fatto la sua comparsa anche la corazza anti-fiamma, molto utile in contesto di guerra urbana.

Ma veniamo all'armamento. Il cannone è il fenomenale Rheinmetall da 120mm, capace di sparare un APDSFS a quattro volte la velocità del suono - circa 2.400 km/h. Ha tutta la dotazione di un vero MBT: camicia termica per far si che la canna non si pieghi ed allungargliene quindi la vita; controllo elettronico della volata - la punta della canna - per avere sempre la massima precisione; estrattore di fumo per ridurre al minimo le possibilità di essere individuati a causa del proprio fuoco.

Ma il Merkava possiede un'altra arma molto utile in guerra urbana (e non), sua peculiarità: un mortaio da 60mm. È installato nel cielo della torretta e viene azionato dal servente. Spara granate a frammentazione che possono essere letali sia per la fanteria sia per altri mezzi di piccolo taglio. Inoltre possiede una mitragliatrice da 12.7 mm azionabile dall'interno dal capocarro.

Ma veniamo alla nota dolente del Merkava. Come si sa, tre sono le componenti principali di un carro armato: potenza di fuoco, protezione e mobilità. Il carro israeliano ha le prime due ai massimi livelli possibili. Ovviamente quella che ne ha risentito è stata la terza. Il motore è un Teledyne Continental 12 cilindri turbocompresso che esprime 1200 CV e porta il carro fino a 50 Km/h circa. Ma non sembra bastino per garantire a questo mostro corazzato da 63 ton un'adeguata mobilità. Anche questa rinuncia è frutto di attente analisi. Gli israeliani sostengono che la mobilità non è fondamentale. L'importante è che il carro sia in grado di incassare più colpi dei carri nemici e di rispondere al fuoco in maniera precisa, rapida e devastante. E questo il Merkava Mk III, anche grazie al suo sofisticato sistema elettronico di controllo del tiro, il Matador, lo sa fare davvero bene.

 

Leopard 2

I tedeschi, probabilmente, sono stati la popolazione che più ha sentito il "fiato sul collo" dei sovietici durante la Guerra Fredda. Infatti se fosse scattata un'offensiva contro l'Occidente, l'Armata Rossa avrebbe riversato i suoi carri prima di tutto su Berlino e la Germania. Di conseguenza i vertici militari tedeschi si sono dovuti inventare un carro in grado di competere con la straordinaria quantità di carri russi, tenendo sempre presente le limitate risorse di budget. E l'apice di questo concetto è indubbiamente il Leopard 2.

La principale caratteristica di questo MBT è la dotazione elettronica, la più sofisticata e costosa mai installata su un carro armato. Il computer di bordo può tenere allineato sul bersaglio il magnifico Rehinmetall da 120mm  mentre il carro va su qualunque fondo ed a qualunque velocità. Il computer elabora la traiettoria tenendo conto di velocità del carro, sconnessione del fondo stradale, velocità del vento (laterale e non), tipo di munizione usata e velocità relativa dell'obiettivo. Nessun altro carro è  in grado di farlo. Ed infatti il risultato è esattamente quello che volevano gli ingegneri militari tedeschi: un carro capace di sopportare più colpi ma in grado di andare a segno al primo colpo con una percentuale di riuscita molto elevata. Se un Leopard 2 acquisisce il bersaglio, per questo sarà molto difficile sopravvivere. Anche perché questo carro, pur pesi quasi 60 ton, riesce a muoversi a circa 72 km/h, grazie al suo motore diesel turbocompresso da 1500 CV per 47.600 cc di cilindrata.

Ma anche la componente protezione è molto sviluppata. La corazzatura è la Chobam, incredibile e rivoluzionaria corazza inventata dagli inglesi. Questa è una "lega" di acciaio e ceramica resistentissima. Il Leopard è inoltre protetto dalla corazza reattiva, la quale esplode (nel vero senso della parola) facendo scoppiare i colpi HEAT prima che arrivino alla vera corazza. Questi missili sono molto temuti dai capocarri soprattutto perché sono in dotazione anche alla fanteria, cosa che li rende ancor più letali.

Un Leopard 2 A6 ed un A1 sullo sfondo. Si noti il differente disegno della torretta.

I colpi dell'armamento principale sono stivati in speciali comparti chiamati "blow-off". Questi sono costruiti in modo che se un colpo dovesse entrare nello scomparto, il cielo verrebbe scagliato verso l’alto per permettere all’onda d’urto di disperdersi e di non danneggiare l’equipaggio.

Durante gli anni sono state ideate delle varianti del Leopard 2, dei miglioramenti. Il culmine è il Leopard 2 A6. Nella foto si può notare un A6 con dietro il primo modello, l’A1. Si noti che la differenza maggiore sta nel disegno della torretta. Con questa versione si è voluto creare extra protezione grazie al disegno. Le piastre inclinate offrono infatti maggior protezione, poiché per il proietto è più difficile perforarle, proprio in virtù della loro inclinazione. Ma c’è un altro particolare in cui è stato migliorato l’A6. Il Rheinmetall da 120mm è stato allungato. La canna è ora di 56 calibri e non di 44. Ciò vuol dire che è lunga 6.72 metri al posto di 5.28 metri. Questo conferisce al proiettile ancor più velocità, poiché sfrutta la canna ancor di più, e quindi più potenza. Ma la canna ne risente piegandosi maggiormente, specialmente vicino alla volata. Devono essere quindi sostituite più spesso.

Attualmente l’esercito tedesco annovera circa 2000 Leopard 2, di tutte le versioni. Pur essendo carri eccezionali, i vertici reputano siano ancora troppo pochi per poter resistere ad una (ormai improbabile) invasione sovietica. Ma l’obiettivo è stato centrato in pieno con questo MBT. E’ in grado di incassare più colpi, difficilmente viene messo KO in maniera totale. Ha un cannone così potente e così preciso da poter colpire e distruggere al primo colpo, qualunque obiettivo sia. C’è anche in progetto una versione con il cannone da 140 mm. Ma per adesso pare rimarrà allo stadio progettuale. Intanto il suo lavoro il Leopard 2 lo continua a svolgere come può fare un carro di questo livello: nel migliore dei modi.

 

M1A2 Abrams

Gli Stati Uniti, che dopo la caduta dell’Unione Sovietica sono diventati indubbiamente la nazione più potente del mondo, hanno sviluppato il loro MBT sul finire degli anni 70. Ma il risultato di milioni di dollari di progetti non è un carro che molto si confà alla più potente nazione del mondo, quantomeno in termini militari… e mi spiego subito.

Chiariamoci: l’Abrams è un ottimo carro, tra i migliori del mondo. Ma non eccelle in nessun ambito, in nessuna caratteristica. I suoi colleghi sopracitati eccellono in protezione (Merkava), controllo e precisione del tiro (Leopard 2) e vedremo poi il T90 eccellere nel design in qualità di carro incredibilmente sfuggente. L’Abrams ha un ottima media dei tre fattori decisivi per un carro (potenza di fuoco, protezione, mobilità) ma nessun picco positivo, nessuna caratteristica distintiva. Ma cominciamo a vedere nello specifico questo carro armato.

A dire il vero c’è una peculiarità, anche se molto discutibile… si tratta della propulsione. L’Abrams è spinto da una turbina a gas, sistema molto innovativo. I vantaggi sono la grande potenza disponibile - 1500 CV - ed il fatto che questa potenza la si può ottenere fin da subito. La turbina può essere sfruttata al massimo anche da fredda, non fa differenza. Con gli altri motori, specialmente i diesel, è consigliabile aspettare che il motore sia caldo, altrimenti ci si fa poca strada, in tutti i sensi. Ma la turbina della Lycoming non ha portato solo vantaggi a questo MBT. Infatti questo tipo di propulsione consuma moltissimo. Durante la Guerra del Golfo ci sono stati Abrams che dopo 60 Km avevano già bisogno di rifornimento. Ma i veri problemi sono altri. Il sistema di brandeggio della torretta e molti altri sistemi pneumatici del carro funzionano sfruttando il motore principale, che quindi deve rimanere sempre in funzione. Ma se questo dovesse essere colpito sarebbe un disastro. Un motore in funzione che per giunta funziona a gas, sarebbe come una bomba. Ed infatti i capocarri degli M1 lo sanno e temono quest’evenienza.

Ma il problema più grosso è il fatto che i colleghi tedeschi sono riusciti a sviluppare un motore con gli stessi cavalli (1500), che spinge il carro alla stessa identica velocità (72 Km/h) che però è alimentato a diesel. Questo vuol dire consumi molto ridotti e pericolo d’esplosione molto ridotto. Al di là di queste considerazione negative l’Abrams, oggettivamente, ha un’elevata mobilità nel fuori strada. E questo è sicuramente un pregio.

L’M1A2 è armato con l’M256, vale a dire il Rheinmetall da 120mm modificato ed adattato. In sostanza rimane l’eccezionale cannone già visto sui Merkava e sui Leopard 2. Questo gli conferisce una straordinaria potenza di fuoco. Il controllo del tiro è affidato ad un calcolatore balistico automatico o manuale, a seconda della situazione, che si è rivelato molto preciso.

Un Abrams M1A2 spara con il suo M256 da 120 mm. Ecco a cosa serve l'estrattore di fumo...

Anche l’Abrams è dotato dei migliori ritrovati in termini di corazzatura, vale a dire la Chobam e la corazza reattiva. Questo ha infatti portato il peso di questo carro fino alle 61 ton. Ma la turbina fa il suo dovere e l’Abrams conserva un’ottima mobilità. Pare che su questa versione, la A2, abbia fatto la sua comparsa una corazza “stealth”, cioè in grado di celare il carro ai radar nemici. Non si hanno notizie certe circa questo ritrovato della tecnologia, ma pare accreditata come teoria. Gli americani hanno infatti una certa dimestichezza con le apparecchiature stealth (vedi il caccia F117 ed il bombardiere B2). E’ quindi possibile che abbiano portato questa loro conoscenza dal campo aeronautico all’esercito.

Queste soluzioni di seguito descritte sono presenti anche sui carri sopracitati. Le cito solo adesso perché sono comuni a tutt’e tre gli MBT e mi sembrava una ripetizione inutile.

La componente sicurezza non si conclude con la corazza. All’interno del carro c’è una serie di sensori ed estintori, specialmente nel vano motore, in grado di individuare un incendio in due millesimi di secondo e di spegnerlo in un quinto di secondo. Il carro è anche protetto da agenti NBC (nuclear, biological, chemical) da un circuito di compressori ad alta pressione e filtri speciali in grado di garantire aria pulita all’equipaggio. Anche sull’Abrams troviamo i pannelli blow-off che mantengono l’equipaggio al sicuro da esplosioni del comparto munizioni. C’è poi un sofisticato sistema di sensori esterni che sono in grado di captare un segnale laser proveniente da unità nemiche. Quando un carro acquisisce il bersaglio, lo punta, il telemetro laser emette un raggio e ne calcola distanza, velocità, ecc.. Questo raggio può essere notato da questi speciali sensori e dare la possibilità al carro-obiettivo di scappare o comunque di muoversi al coperto.

In generale, questo è un ottimo carro, uno dei migliori del mondo. Ma per essere l’MBT della nazione più potente del mondo, ci si poteva aspettare qualche cosa in più. Questo, ovviamente, il mio modesto parere.

T90

Dopo questa serie di carri occidentali, passiamo alla controparte russa. Come già accennato sono poche le informazioni circa questi mezzi. L’ex Unione Sovietica continua a tenere molto segrete certe informazioni. Questo per dire che il sottoscritto non ha potuto portare alla vostra attenzione l’ultimo ritrovato della tecnologia russa in materia di carri armati, il Black Eagle. Questo appunto perché non se ne sa niente. Ci sono solo fotografie. Del T90 invece si conosce qualche cosa in più. Questo rimane un ottimo carro, il n.2. Vediamolo nello specifico.

L’arma principale del T90 è un cannone da 125mm a canna liscia chiamato “Kobra”. Questo sistema d’arma è in grado di sparare sia proiettili normali (HEAT, APFSDS, ecc.) sia missili teleguidati. I missili hanno un raggio d’azione di 4000 metri e raggiungono la massima distanza possibile in 11.7 secondi. Sono stati studiati apposta per eludere la protezione offerta dalla corazza reattiva e per poter quindi perforare anche le super corazze degli MBT occidentali visti prima. Ma questi missili hanno un’altra peculiarità, ancor più utile. Come ormai sappiamo, gli unici veri nemici di MBT di questo livello, vengono dal cielo: elicotteri ed aerei. I missili sparati dal sistema Kobra sono in grado di colpire anche un obiettivo volante a bassa quota, come può essere un elicottero.

Un T90 avanza in velocità. Si noti la corazza reattiva e la sagoma piccola e sfuggente.

Un'altra peculiarità di questo carro è il sistema di caricamento. Nei T90 (come nei T72 e nei T80 prima) il caricatore è stato “licenziato” per sempre. Con questo si vuol dire che al posto del caricatore è stato studiato ed installato un sistema di caricamento automatico. Il capocarro sceglie la munizione adatta, il tamburo sotto la culatta gira fino ad arrivare alla munizione desiderata, la carica e spara. Tutto automaticamente. Questo è un vantaggio poiché il sistema Kobra è più rapido di un uomo e ha un cadenza di fuoco decisamente maggiore. Ma è anche uno svantaggio perché il sistema, non essendo perfetto, ogni tanto si inceppa. E quando capita è difficile rimetterlo in funzione e con tutta probabilità bisogna abbandonare il campo. Un altro vantaggio è il minor numero di uomini impiegati con tutto ciò che ne comporta: meno uomini da addestrare, meno approvvigionamenti, ecc.

La sagoma del T90, come quella di tutti i carri russi, è inconfondibile. Pensate che la cupola del capocarro, situata in cima alla torretta, sbucherebbe appena dallo scafo di un M60 americano. Quindi se un T90 si mette dietro ad un Merkava, per esempio, non lo si vede neanche. Questo si traduce in una sagoma molto sfuggente, una torretta praticamente inesistente, molto piccola e bassa, in un carro che in generale offre un bersaglio ridottissimo, quindi molto difficile da colpire con un colpo diretto. In più, se dovesse essere centrato, il T90 è provvisto di corazza a piastre e di corazza reattiva.

La mobilità del T90, come quella dei suoi “parenti stretti” (T72 e T80), è eccezionale. I T90 hanno a disposizione tre tipi di motore: una turbina a gas da 1500 CV, un’altra turbina da 1250 CV ed un motore policarburante da 1250 CV. Tutt’e tre i motori conferiscono all’MBT russo una incredibile mobilità e velocità (70 Km/h circa). Basti pensare che il T80, da cui il T90 deriva, è chiamato il “carro volante”. Questo è anche dovuto al suo peso abbastanza contenuto: 50 ton circa.

In generale questo è un ottimo carro, specialmente nelle componenti di potenza di fuoco e mobilità. Meno in fatto di protezione. Ma questa è la filosofia russa. Molti carri, facili da costruire, pensati e disegnati in modo che sia la sagoma stessa a dare protezione al carro. Speriamo di non dover mai fare confronti sul campo e di non vedere mai all’opera questi fantastici ritrovati della tecnologia umana l’uno contro l’altro.

Fine